PacMan – Atari

Pac-Man prodotto da: Atari
Traduzione ufficiale del coin-op arcade “Pac-Man”.
Necessaria 8k di RAM nel banco 5. Joystick richiesto.
Grafica: Rispetto all’orignale il labirinto sembra grande la metà e ci sono alcuni piccoli difetti nella grafica del personaggio. Ma anche così, la grafica è molto più riconoscibile di quella della famigerata conversione Atari 2600!
Suono: Alcune parti suonano come dovrebbe fare Pac-Man. Alcuni non sono così buoni.
Gameplay: Buona. Non molto meglio o peggio delle versioni per console di gioco del classico arcade. Almeno ti consente di scegliere un livello da cui iniziare.
Complessivamente: Giocabile ma forse un po ‘poco ispirato? Imperfetto ma OK.
Curiosità: La versione arcade era un gioco Midway del 1980, concesso in licenza da Namco. Molte altre versioni di Pac-Man sono uscite praticamente per ogni sistema di gioco prima e dopo. Non poteva essere evitato. Pac-Man era molto popolare allora e ancora oggi! In Giappone anche la Commodore era uscita con il titolo PacMan (il nome era tutto uno) ma per motivi legali ha dovuto cambiare due volte il prodotto, leggi qui.

La prima cosa che salta all’occhio caricando la cartuccia di Pacman / Pac-Man per VIC-20 è il titolo, inspiegabilmente privo del trattino tra Pac e Man. E dire che si tratta di una conversione ufficiale prodotta da Atari, e non di uno degli innumerevoli cloni del popolarissimo gioco di Toru Iwatani che spuntavano all’epoca come funghi. Se è vero che questa è, come detto, la prima cosa che si nota, è altrettanto vero che non è comunque l’ultima…

Avviando la partita, tanto per cominciare, ci si trova di fronte a un labirinto che sembra passato per una pressa, tanto è schiacciato. L’altezza appare più o meno pari alla metà di quella originale, il che non è interamente spiegabile con il passaggio da uno schermo orientato verticalmente al classico televisore in formato 4:3. Quel che è davvero incredibile, però, è il mantenimento dell’idea di base vista nel coin-op: le proporzioni del labirinto non sono corrette, ma i tunnel che lo compongono seguono i dettami dell’originale e il risultato, una volta preso in mano il joystick, è decisamente meno tragico di quanto si potrebbe inizialmente pensare. Il sistema di controllo, a dire il vero, non è un mostro di reattività e precisione, ma anche in questo caso finisce per riuscire misteriosamente ad assolvere ugualmente alla sua funzione; può capitare di mancare l’ingresso di un tunnel, pur avendo iniziato a spingere il joystick nella giusta direzione con sufficiente anticipo, ma il personaggio principale è in grado di voltarsi con rapidità ed è raro perdere una vita a causa di questo genere di intoppo.

La grafica e il sonoro, da parte loro, seguono le orme della giocabilità e alternano luci e ombre, con una certa predominanza delle prime. I fantasmi (che una volta mangiati, tra l’altro, non tornano nella zona centrale, ma vi riappaiono automaticamente), per esempio, sono colorati in tinte quantomeno discutibili se messe in relazione a quelle del coin-op e in certi frangenti sfarfallano vistosamente, ma la loro somiglianza con gli originali è innegabile a dispetto di una risoluzione non esattamente altissima. I jingle e gli effetti sonori, infine, veleggiano tra ragionevoli riproduzioni di quanto sentito in sala giochi e prestazioni che non possono fare a meno di provocare il sollevamento di un sopracciglio. In buona sostanza, però, Pacman per VIC-20 si lascia giocare e intrattiene in modo lieve e scanzonato, schivando abbondantemente gli orrori visti nell’adattamento per Atari 2600 e guadagnando di conseguenza il diritto ad almeno un pizzico di attenzione.

La versione prodotta dalla Commodore, ma resa illegale con obbligo di ritiro dal mercato, riuscì decisamente meglio.


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